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  • COMMENTO – La via dei simboli A. Saggio

    http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm#:~:text=%22A%20noi%20non%20interessano%20i%20monumenti%22 io partirei da qui, da questa frase un pò parafrasata di Frank Lloyd Wright contiene al suo interno il fulcro dell’articolo “La via dei simboli” infatti il concetto di edificio monumentale, di monumentalità cambia e viene via via reinterpretato con l’avvento “della terza ondata”, l’avvento del mondo dell’informazione nell’architettura. Un mondo che vede in Utzon un precursore che riuscì forse troppo presto a porre le basi per un’architettura di rottura verso il passato.

    È esattamente nel momento in cui l’architettura si apre al mondo dell’informazione che l’opera di Utzon e per estensione la città di Sydney diventa punto nevralgico, attraverso un auditorium che si pone come nuova visione simbolica di architettura, che si va totalmente a contrapporre alla visione del movimento moderno. Proprio questo suo essere precursore di architettura Utzon non venne particolarmente apprezzato, non ne venne apprezzata l’intelligenza ed il coraggio dimostrati nel contrapporsi al filone moderno. Tornando al concetto di monumento che per l’architettura moderna, (forse ancora troppo scottata dal conflitto bellico della seconda guerra mondiale), l’edificio monumentale era utilizzato per esprimere un chiaro concetto di potenza e affermazione di uno stato sovrano, per lo più di dittatoriale. È necessario considerare che ci furono dei tentativi di discostamento dalla concezione moderna di monumentalità, ad esempio Giuseppe Terragni fece un po’ da sparti acque nel 1930 dimostrando come si potesse “http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm#:~:text=dare%20un%27aura%20monumentale%20e%20simbolica%20a%20un%20edificio%20senza%20ricorrere%20allo%20strumentario%20del%20passato%20ma%20attraverso%20un%27ibridazione%20pericolosa%20quanto%20magistrale”.

    I tentativi quindi non mancarono, ma perché il primo che effettivamente riuscì a discostarsi dal passato attraverso una singola opera? La risposta è nella storia di Utzon, il primo grande elemento che caratterizza l’autore è la sua origine, l’architetto infatti era di origine nordica, veniva quindi da paesi che vedevano l’architettura secondo una perfetta unione tra uomo e natura ponendo il concetto monumentale coem massima esaltazione di ciò. Ancora Utzon lavorò con Alvar Aalto è questo in qualche modo lo “svezzò” dal suo repertorio classico e comincio grazie ad Aalto lo studio di come gli edifici potessero comunicare al meglio con il contesto naturale nel quale si sarebbero andati ad insediare. Un’ulteriore elemento dal quale probabilmente pose le sue basi fu il volo ed il movimento, essendo grande appassionato di vela. Probabilmente proprio da li comincio a studiare le famose vele arcuate dell’Opera House… infine il motivo più importante sta nella sua visione delle opere infatti http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm#:~:text=Utzon%20%C3%A8%20un%20architetto%20interessato%20all%27uomo%20nelle%20sue%20diverse%20manifestazioni%20sociali questo lo porto quindi a concepire il progetto come non una semplice sala concerti, ma un simbolo, un monumento per tutta la collettività di Sydney e tutto il continente. Proprio da qui proprio da questo suo modo di vedere l’architettura nonostante le varie vicissitudini riuscì a creare il primo vero simbolo assoluto dell’architettura moderna, nel quale tutti gli abitanti vi si riconoscono ma che non coincide minimamente con gli aspetti propagandistici dell’architettura monumentale sotto i regimi totalitari di pochi anni prima.

    Anni dopo quel primo tentativo, all’incirca 40 anni dopo arrivò Frank Gehry che perfezionò questa visione di Utzon con il museo di Bilbao egli infatti capisce che: http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm#:~:text=il%20nuovo%20monumentalismo%20%C3%A8%20un%20fatto%20civico%2C%20collettivo%2C%20della%20gente. È in parte per questo che il suo desiderio per la sua architettura è quello di un’architettura che trascini emotivamente, infatti sceglie lui quasi provocatoriamente un’area di progetto in un intersezione urbana, caotica tra ferrovia, ponte e banchine, proprio in questo caos, che Gehry inserisce la sua opera che si attesta grazie ad una forma particolare e ricercata che va proprio a conformare l’ambiente circostante. Proprio grazie a Gehry si chiude il cerchio aperto da Hutzon, un cerchio partito da un precursore con una nuova visione di architettura monumentale e simbolica poi chiuso con un’opera che ha posto le basi per una nuova architettura rappresentativa e monumentale che via via discorrendo del tempo si era un po’ persa, su cui poi pongono le basi tutte le opere più importanti attuali, con una forte vena metaforica e avanguardista. L’edificio infatti oggi http://architettura.it/coffeebreak/20001215/index.htm#:~:text=non%20%C3%A8%20pi%C3%B9%20buono%20solo%20se%20funziona%20ed%20%C3%A8%20efficiente ma deve rappresentare un qualcosa, un qualcosa in cui la collettività si possa identificare.

  • LEZIONE 21/10/2022 – Metacity informatica, città e società

    La lezione dal nome “Metacity informatica, città e società”, porta a compimento il primo ciclo di lezioni partendo dal concetto di crisi (un problema) dal quale poniamo le basi per un progetto solido. Il concetto di crisi come visto nel corso delle lezioni può abbracciare più ambiti che vanno da quello ecologico a quello informatico.

    Il PNRR di cui si sente molto parlare oggi, abbraccia entrambe le categorie, si pone infatti l’obiettivo di informatizzare molti settori, proponendo inoltre un rinnovo ecologico ad esempio per quanto concerne la mobilità green. Ciò che non vediamo però sono come questi metalli rari vengono estratti (impiegati all’interno di tutti i cip e batterie delle nostre apparecchiature) e che tipo di impatto ambientale ne comporta l’estrazione. Altro aspetto ambientale che non consideriamo è l’impatto di un invio di una semplice mail, il quale impatto ambientale corrisponde a circa un’ora di accensione di una lampada da 60W

    ANALISI DELLE TECNOLOGIE ALLA SCALA URBANA

    1. Cartografia digitale
    2. Smartphone
    3. Internet of Things

    La cartografia digitale a sua volta presenta delle sottocategorie

    1. Foto satellitari
    2. GIS
    3. GPS

    Le mappe possono essere intese come “l’applicazione di una convenzione ad un dato”. La tecnologia GIS (geographical information sistem) trova la sua prima applicazione nel periodo storico non particolarmente recente in una Londra falcidiata dalla peste, in quel caso vennero mappati tutti i casi di peste, e attraverso la geo localizzazione si scopri che i corsi d’acqua erano il tramite pandemico. L’artista, performer Simon Weckert causò un virtuale ingorgo stradale per le strade di Berlino utilizzando 100 smartphone geo localizzati, ingannando di fatto i sistemi di Google che vennero portati a considerare la strada particolarmente trafficata, virtualmente vero, realmente no, da qui il nome Google Maps Hack.

    L’internet of Things (IoT)

    Tradotto realmente come l’internet delle cose fonda le sue basi sul concetto che riguarda ogni cosa, ogni apparecchiatura elettronica, ai giorni nostri è connessa alla rete, la nostra interfaccia non è più solo il personal computer ma, lo smartphone, lo smart-tv, il frigo smart, gli smartwatch. Ad oggi il numero degli oggetti connessi alla rete triplica quello degli essere umani sul pianeta, sono infatti circa 20 Miliardi. In cosa consiste questo internet delle cose? L’internet of everithing, il concetto di quantify itself, il misuratore dei dati biometrici personali, altezza, battito cardiaco, ossigenazione, qualità del sonno, contapassi, livello di insulina.

    Fino ad arrivare alla smarthome, al concetto di casa domotica, l’assistente vocale all’interno dell’abitazione che interagisce con l’ecosistema casa.

    È facile anche immaginare quanto tutto l’internet of things essendo connesso alla rete risulti particolarmente vulnerabile, o comunque in qualche modo attaccabile, basti pensare ai milioni di telecamere IP mantenute con il codice di partenza dato dalla casa madre hackerate e rese pubbliche su siti specifici.

    https://www.wired.it/gadget/computer/2016/01/29/facile-hackerare-le-videocamere-di-sicurezza/#:~:text=L%27Internet%20of%20Things%20corre%20in%20fretta%2C%20ma%20rischia%20di%20dimenticarsi%20la%20sicurezza%20degli%20utenti

    IL CONCETTO DI SMARTCITY

    Casi:

    • Corea del Sud: primo caso di smartcity
    • Rio de Janeiro: progetto IBM smartcity
    • Toronto, progetto smartcity di google (mai relizzato)
    • Barcellona

    Il quartiere di Songdo a pochi Km da Seoul, si sviluppa come un quartiere di nuova costruzione in una zona economica protetta per attrarre capitali e investitori, nasce su un lembo di terra strappato al mare. La progettazione della città, quartiere è stata da subito concepita come città smart, ma essendo la tecnologia in rapido sviluppo, nel mentre la città sorgeva le tecnologie impiegate divenivano obsolete, il progetto prende uno sviluppo totalmente verticale, volto particolarmente al controllo, videosorveglianza e identificazione all’interno del contesto grazie ad una card identificativa. Il progetto risulta essere completamente convogliato dalle tecnologie informatiche.

    Il progetto dell’IBM nasce con una concezione simile a quello della città di Seoul differendo solo per la forma dal momento che nel caso specifico la progettazione vede un’applicazione nella città consolidata e non in un quartiere ex novo. Impiego all’interno della città di sensori per il rilievo delle acque meteoriche.

    Lo sforzo progettuale nella città di Toronto da parte di Google era completamente volto al benessere e la sostenibilità ambientale attraverso l’utilizzo di edifici molto grandi in legno, guida autonoma, trasporto dei rifiuti attraverso sistemi pressurizzati all’interno delle abitazioni. Il progetto non vide mai la luce per un problema di tipo economico politico poiché tutto l’enorme quantitativo di dati che Google avrebbe raccolto a scala urbana, avrebbe voluto tenerseli per sé, ma la collettività non fu concorde a riguardo.

    Il progetto della smartcity di Barcellona risulta invece totalmente orizzontale attraverso l’impiego di una cittadinanza attiva attraverso l’applicazione democratica, che trova sfogo attraverso lo scambio di opinioni fra cittadini con referendum popolari. Si pensa quindi ai problemi della collettività, inoltre i dati che producono i cittadini, rimangono a se stessi pubblici e sono loro che decidono come meglio poterli impiegare, il sistema risulta completamente libero.

    IL WEB

    • Il web 1.0 statico, con interfaccia singola (computer)
    • Il web 2.0 dinamico, sempre connesso (smartphone)
    • Il web 3.0 metaverso non conosciamo ancora bene l’interfaccia di accesso poiché risulta completamente in divenire.
  • Lezione 14/10/22 – introduzione a Grasshopper e Rhinoceros

    Grassohopper è un potente strumento di modellazione algoritmica che viene utilizzato per generare e controllare attraverso parametri forme complesse. Quindi essendo un software parametrico ha la grande potenzialità di avere ogni passaggio connesso nel workflow. Il programma si basa sull’inserimento di “componenti” i quali avranno un imput e un output di collegamento, che via via verranno collegati tra loro per comporre l’effettiva modellazione prevista, poi importata in Rhinocheros.

    L’esercizio richiesto era quello di creare una ruota su Grasshopper per poi estruderla, arrivando così ad un ipotetico “pilastro” che a sua sarebbe dovuto essere reiterato provando a creare una linea di pilastri o una griglia.

    Procedimento:

    • Creiamo una circonferenza con il componente CIRCLE alla quale applichiamo un NUMBER SLIDER per assegnare il parametro unitario del raggio.
    • Creiamo una seconda circonferenza con il componente CIRCLE applicando diverso NUMBER SLIDER per assegnare un diverso raggio, maggiore.
    • Per andare a definire i due punti attraverso i quali passera per noi la nostra prima linea (per il programma è una curva di 1°livello) andiamo ad applicare il componente END POINT, e lo facciamo per entrambe le circonferenze. Una volta fatto utilizziamo il componente LINE sul quale applichiamo i due END POINT in input iniziale e finale.
    • Applichiamo ora il comando POLAR ARRAY per copiare la linea disegnata tra le due circonferenze, polarmente tra le due, per fare questo colleghiamo l’output della linea al POLAR ARRAY i in G ovvero la geometria di riferimento. Utilizziamo poi due NUMBER SLIDER uno per il numero di raggi N e uno per l’angolo di azione A (per noi 360°)
    • Utilizziamo ora il componente EXTRUDE nel quale in input colleghiamo tutto ciò che abbiamo intenzione di estrudere ovvero tutti i raggi e le due circonferenze le colleghiamo in B (base), colleghiamo inoltre in D (direction), il vettore direzione, componente VECTOR XYZ che indicherà lungo quale asse vogliamo estrudere,(per noi Z, per cui lo colleghiamo solo a quello). Inseriamo poi un NUMBER SLIDER per indicare di quanto abbiamo intenzione di estrudere la figura
    • Creiamo adesso la griglia di riferimento utilizzando il componente RECGRID ai quali colleghiamo in input i vari NUMBER SLIDER con le varie direzioni ed estensioni. Nel nostro caso è una griglia 5×5 di 100 unità.
    • Realizziamo ora il primo asse di pilastri, colleghiamo all’output del componente EXTRUDE ovvero la E di extrusion, ai quali colleghiamo tanti componenti MOVE quanti sono i componenti da voler muovere, (lo colleghiamo nell’input G di geometry). Nel secondo input del componente MOVE T di motion, ci colleghiamo un componente VECTOR XYZ che esplicita la direzione del movimento, per stabilirne l’intensità, utilizziamo un NUMBER SLIDER. Applichiamo questo ad ogni pilastro dell’asse.
    • Attraverso lo stesso ragionamento procediamo con gli stessi componenti per ogni asse di pilastri esplicitandone le direzioni e intensità desiderate, andando quindi a formare la nostra griglia di pilastri.
  • TO DO: Inserire un commento e o un immagine sul proprio blog in relazione alla lezione odierna titolo. Iniziare il commento citando “correttamente” una frase da uno o più degli articoli sotto elencati e usarla in apertura al vostro commento.

    https://left.it/2019/11/08/io-e-internet-breve-storia-della-rete-da-arpanet-ai-nostri-giorni-seconda-parte/#:~:text=Google%20era%20veramente%20la%20cosa%20pi%C3%B9%20vicina%20a%20un%20%E2%80%9Cdio%E2%80%9D%20che%20l%E2%80%99umanit%C3%A0%20avesse%20sino%20allora%20inventato

    Google una delle più grandi aziende multinazionali al mondo, leader del settore tecnologico e tecnico. Google è un motore di ricerca che ragiona per parole chiave, possiamo dire che è il tutto a portata di un click. Ma tornando alla provocazione mossa dal professor Saggio, Google è Dio?

    No, probabilmente no, ma è innegabile che si avvicini molto, al concetto legato alla parola Dio e onniscienza. Come fatto osservare dal Professor Saggio è innegabile che google:

    • Abbia creato un mondo (google earth)
    • ti indichi la via (google maps)
    • Che ricordi tutto (google drive)
    • è sempre conte (ok google sui telefoni android)
    • che ti spia (google foto)

    insomma “Big G” ci accompagna tutti i giorni ed è sempre con noi, non è forse questo che tutti noi vorremmo da un Dio?

    Bisogna anche dire che è un’azienda in costante sviluppo e crescita, che porta avanti una concezione quasi familiare del lavoro. Recentemente (2017) ha sviluppato, un intelligenza artificiale (AI) per il gioco del go, un gioco più complesso degli scacchi per certi versi. Google ha usato tecniche di machine learning per sviluppare AlphaGo. Nel machine learning non serve programmare, servono esempi da mostrare al computer, in maniera che possa imparare da questi. Google ha mostrato milioni di partite di Go ad AlphaGo, che ha così imparato a giocare. L’azienda si sta ampliando nel campo dell’intelligenza artificiale e questo senza dubbio nella nostra ottica è un ulteriore passo verso la definizione di Dio o divinità che dir si voglia, in un certo senso c’è da avere paura, come la tesi mossa da Mo Gawdat che intimorito afferma La realtà è che stiamo creando Dio”. Sicuramente se comincia a diventare di intelligenza superiore alla nostra, speriamo almeno che come Dio si riveli misericordioso.

    link di rimando:

    https://www.eurogamer.it/google-ex-dirigente-ricercatori-intelligenza-artificiale-creando-dio

  • Seconda Lezione:“Il ruolo strutturale della Informazione: la Terza Ondata”

    Alvin Toffler sociologo nel suo saggio “la terza ondata” propone una chiave di lettura di tipo socio-economico, partendo da una domanda: perché l’informazione è così ben strutturata nella civiltà contemporanea? Partendo da questa domanda analizza tutte le fasi storiche che hanno contraddistinto la produzione di beni nella storia dell’umanità. Toffler ipotizza tre fasi specifiche:

    1. Fase agricola (circa 15000 anni fa – 1700)
    2. Fase industriale (fine 1700 con l’invenzione della macchina a vapore – 1955)
    3. Fase dell’informazione (1955 – oggi)

    Toffler allo stato attuale ci considera pienamente nell’ultima fase dell’informazione, riflettendoci, potremmo fare un confronto tra fasi considerando un semplice oggetto, come un orologio. Un orologio nella fase industriale poneva il funzionamento e le proprie caratteristiche, come la precisione. Oggi invece lo vediamo come un oggetto soggettivizzato, poiché quest’ultimo contiene un’informazione che a sua volta contiene una comunicazione.

    Facendo un’analisi dello strumento produttivo prevalente per fasi otterremo sicuramente che, nella prima fase, l’elemento fondante era la terra, mentre nella seconda fase le macchine e nella terza, proprio, l’informazione. Infatti nel 10000 aC, c’è stata la rivoluzione agricola, tardo 1700 quella industriale e nel 1955 quella informatica.

    “il teorema del pomodoro” di A.Saggio

    Negli anni si è andata quindi a definire una vera e propria equazione applicabile alla terza fase, dal 1955, ovvero, ponendo per gli addetti al settore primario la lettera A, per gli addetti al settore manifatturiero la lettera B, e per quelli del settore terziario la lettera C possiamo definire la seguente equazione:

    A+B < C

    Da qui si evince che l’informazione per il numero di addetti diviene prevalente

    Dei casi specifici:

    negli anni 20 Henry Ford crea un prodotto di automobile standardizzato che rappresentasse la famiglia dell’epoca, omologandole in un certo senso, ad oggi invece rimanendo sempre nel settore automobilistico, ad esempio una Smart oggi risulta essere un’automobile altamente soggettiva ed è poi il simbolo del car-sharing nelle grandi città. In questi anni infatti si sta ponendo molto l’accento sul tema del riutilizzo puntando a creare un vero e proprio sistema circolare.

  • Prima Lezione appendice:L’invenzione dello Zero

    “Proseguendo sulla strada tracciata dalle precedenti lezioni, possiamo approfondire un qualcosa che ai più sembra scontato ovvero l’entità dello zero come numero, il cerchietto a noi tanto caro che come invenzione risulta più vicina a noi di quanto si pensi. Seguendo anche le illustrazioni, indubbiamente l’uomo nei secoli si è posto il dubbio sul come quantificare un qualcosa, come contare, sarà partito senz’altro dall’utilizzando delle mani per poi ingegnarsi trovando degli ausili di qualche genere. Negli anni senz’altro è arrivato ad ipotizzare un sistema di calcolo rudimentale attraverso l’intaglio della quantificazione all’ora non numerica su una corteccia di un albero ad esempio o su di una pietra, ma questa non ha di certo l’aria di una soluzione che possa essere definitiva. La soluzione dell’intaglio su di una superficie con i mezzi del tempo era senz’altro irreversibile e finiti gli alberi? Ed ecco che dalla difficoltà esce fuori la genialità umana, nascono i primi “abachi” rudimentali attraverso l’utilizzo prima di piccole pietre, e poi di conchiglie bucate tenute tra loro attraverso uno spago. Arriviamo quindi ai greci, l’epoca arcaica “Proseguendo sulla strada tracciata dalle precedenti lezioni, possiamo approfondire un qualcosa che ai più sembra scontato ovvero l’entità dello zero come numero, il cerchietto a noi tanto caro che come invenzione risulta più vicina a noi di quanto si pensi. Seguendo anche le illustrazioni, indubbiamente l’uomo nei secoli si è posto il dubbio sul come quantificare un qualcosa, come contare, sarà partito senz’altro dall’utilizzando delle mani per poi ingegnarsi trovando degli ausili di qualche genere. Negli anni senz’altro è arrivato ad ipotizzare un sistema di calcolo rudimentale attraverso l’intaglio della quantificazione all’ora non numerica su una corteccia di un albero ad esempio o su di una pietra, ma questa non ha di certo l’aria di una soluzione che possa essere definitiva. La soluzione dell’intaglio su di una superficie con i mezzi del tempo era senz’altro irreversibile e finiti gli alberi? Ecco che dalla difficoltà esce fuori la genialità umana, nascono i primi “abachi” rudimentali attraverso l’utilizzo prima di piccole pietre, e poi di conchiglie bucate tenute tra loro attraverso uno spago. Arriviamo quindi ai greci, l’epoca “arcaica” ha segnato senza dubbio un solco nella storia, l’ossessione dei greci verso i rapporti geometrici proporzionali (vedi sezione aurea), rappresentano senza ombra di dubbio il prologo per l’utilizzo dei numeri intesi come li intendiamo noi. Ipotizzano infatti i primi veri rapporti poi tradotti come numerici, come il Pi greco, arrivando poi con il tempo a semplificarne le simbologie grafiche. Segni che con il tempo assomigliano sempre di più ai nostri numeri, da qui l’invenzione dei numeri arabi: 1,2,3,4,5,6,7,8,9… e lo zero?

    La nascita dello zero è successiva, non si conosce la vera e propria epoca di invenzione, si può ipotizzare, ma quello che sappiamo per certo è che qualcuno ha iniziato ad ipotizzare un sistema numerico che non partisse da 1, ma dal nulla, lo 0. Il significato attribuitegli però era del tutto ambivalente, si passa dallo zero visto appunto come nulla, e come “azzera” e da qui l’invenzione delle “decine”, ovvero una volta finita la prima decina 0 (nulla), 1,2,3,4,5,6,7,8,9, (finisce la prima decina),01 ovvero ne comincia un’altra, e da qui il 10 e si ricomincia. Da qui nasce l’applicazione “quantica” dello zero come la conosciamo noi…

  • Il rapporto tra Crisi Modernità e information technology

    “il cambiamento della crisi in un valore, che lavora, per un estetica di rottura e rinnovamento”. Ripartirei da questa definizione di modernità in stretta relazione con il concetto di crisi, che inevitabilmente si va a collegare con il cambiamento, il rinnovamento. La storia ci insegna che dopo un periodo di crisi ad esempio dato da una situazione economica social post bellica, ne conseguirà sempre un momento di rottura con il passato con un conseguente periodo florido, arricchito anche da tutte le tecnologie sviluppate durante il contesto precedente.

    L’uomo storicamente punta sempre a superare i propri limiti, ed è proprio in un contesto di crisi che si sente maggiormente limitato e perciò indotto a migliorare la propria situazione e migliorarsi. Un pratico esempio lo possiamo avere con la tecnologia SONAR utilizzata dai sottomarini durante il contesto bellico, oppure, sempre durante la 2° guerra mondiale, i primi approcci a rudimentali computer intesi come grandi macchine di calcolo divenute poi quelle che conosciamo oggi, grazie alla programmazione. Lo sviluppo di quell’idea in embrione di macchine di calcolo, siamo riusciti con il passare degli anni a stabilire una convenzione specifica, infatti oggi attraverso l’applicazione di quest’ultima ai dati elaborati dal calcolatore, otteniamo informazioni che a loro volta potranno essere inserite nel contesto di un modello. Incredibile i passi da gigante che sono stati fatti in questi anni, in soli 80 anni siamo passati da computer grandi quanto stanze per elaborare minime informazioni, fino ad arrivare ad oggi, ai computer quantistici. Lo sviluppo lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle, anche grazie ai molteplici assistenti vocali che ci circondano, i vari “Alexa” del colosso Amazon, “Siri”, che ormai assistono le nostre attività quotidiane.

    L’impatto dell’onda tecnologica è ben presente, anche nel nostro settore, quello edile, un settore in costante metamorfosi e sviluppo, in cui siamo sempre alla ricerca di nuovi materiali, più resistenti, migliori, che reagiscano meglio alle prove di carico. Siamo arrivati ai giorni nostri a realizzare abitazioni con la stampante 3D, attraverso una malta gettata in opera. La scorsa domenica ho partecipato al Maker Faire, dove lo sviluppo tecnologico la fa da padrone, ciò che ha colpito la mia attenzione è stato il sistema Crane Wasp che possiamo definire come: “Un sistema modulare di stampa 3d collaborativa”.

    Sono rimasto strabiliato dal momento che mi sono fermato a ragionare su come questa metodologia per la creazione di manufatti edili potesse sopperire ad una serie di problematiche, di come possano ad esempio essere impiegate in aree terremotate, oppure in aree geografiche particolarmente povere pensando al grande abbattimento dei costi di produzione. L’impatto ambientale è un fattore, risulterà minimo dal momento che potranno essere impiegati elementi costruttivi di riciclo, arrivando fino all’utilizzo di tecnologie anti inquinamento.

    La tecnologia, e nello specifico lo sviluppo tecnologico ci aiuteranno sempre, aprendoci a grandi possibilità ma dovremo sempre essere noi a permettere che ciò accada.

    LINK UTILI:

    3D WASP:https://www.3dwasp.com/stampante-3d-per-case-crane-wasp/#:~:text=Crane%20WASP%2C%20stampante%203D%20per,simbolo%20guida%3A%20la%20vespa%20vasaia.

    LE CASE CON STAMPANTE 3D, SOLUZIONE ANTISISMICA: https://www.cittadiniecologisti.it/tecnologie-sostenibili/case-stampante-3d/

  • To do – Maison a Bordeaux di Rem Koolhaas, Museo ebraico di Berlino

    Le due tematiche svolte a lezione che mi sono proposto di approfondire sono due dei progetti che più mi hanno colpito, il primo quello di Koolhaas per la maestria con cui ha risolto, brillantemente uno dei problemi che affligge ogni progettista, le barriere architettoniche. per quanto riguarda il secondo invece, ho avuto la fortuna di poterlo visitare di persona, ed il ricordo è quello di un posto pregno di significato, che ti entra dentro, che riesce nel suo scopo principale di rendere giustizia ad una delle pagine più brutte della storia umana.

    Maison a Bordeaux – Rem Koolhaas

    il progetto si trova a sud di Bordeaux, Koolhaas lavora sull’incoerenza e sull’elenco di materiali e di soluzioni di dettaglio, arrivando a manipolare la concezione strutturale andando a sovvertire le logiche della
    statica.

    Nelle richieste dei committenti c’è quella di avere una casa complessa
    che rispecchiasse l’universo di un uomo costretto a vivere su una sedia a rotelle. Koolhaas accetta la sfida realizzando due livelli, ponendosi l’obiettivo di realizzare una casa che rendesse libero il committente.

    Casa basata su una serie di contrapposizioni, la più evidente è triplice perché c’è una sovrapposizione di 3 case. Una semi-interrata che ha il carattere di spazi scavati nella collina e irregolari, spazi per servizi e
    zone più intime. Un volume sospeso che contiene la zona notte
    e tra i due un piano intermedio totalmente aperto e libero come una pausa tra le due case che ospita la zona della vita collettiva. Tre case con 3 ambiti funzionali e 3 caratteri diversi.

    Due altezze dei fori perché l’architetto ha considerato le altezze di un adulto, di un bambino e di un uomo su sedia a rotella. In particolari punti dove si sta fermi vengono posti dei fori che inquadrano particolari esterni come un albero.

    la soluzione più importante elaborata da Koolhaas, è stata quella di inserire all’interno dell’edificio una pedana che però risulti a tutti gli effetti una stanza che si muove in verticale lungo una parete/libreria. Che può avere anche posizioni intermedie.

    Museo ebraico di Berlino – Libeskind

    Visto dall’alto, l’edificio presenta la forma di una linea a zig-zag, è quindi caratterizzato da una forma apparentemente casuale, anche se, la forma dell’edificio ricorda una stella di David decomposta e destrutturata. L’edificio è interamente ricoperto da lastre di zinco-titanio e le facciate sono attraversate da finestre molto sottili e allungate, disposte in modo diagonale, verticale e orizzontale più simili a squarci o ferite che a vere e proprie finestre

    l’elemento progettuale che rimane maggiormente dentro al visitatore è l’istallazione “Shalechet – Foglie cadute”, caratterizzata da un forte significato, è l’opera terminale del museo, consiste in una stanza vuota larga con la luce che permea dall’alto, con 10 000 volti in acciaio punzonato sono distribuiti sul pavimento, I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l’una contro l’altra, creando un forte senso di disagio e di angoscia per tutti quei morti, calpestati.

    in entrambi i casi i due progetti riescono nel loro intento di uscire fuori dagli schemi risultando a loro modo moderni, nel primo ovviando ad un problema tutt’altro che facile, spingendosi oltre i limiti anche nella fase progettuale nascondendo gli elementi strutturali facendo apparire la struttura come un involucro sospeso. Nel secondo caso invece il progetto in particolar modo l’ultima installazione avevano l’obiettivo di trasmettere tutta l’angoscia, ed il significato, di far sentire in qualche modo il visitatore partecipe e inserito all’interno di un contesto particolarmente significativo per la storia umana.

  • lezione 1 – Prolusione L’information technology come crisi e come sfida

    I Ciclo: L’impatto dell’informatica nella città e nella ricerca architettonica contemporanea.

    La parola chiave della lezione è Modernità, una parola utilizzabile in vari ambiti e contesti come quello cronologico temporale o quello con accezione positiva, intrinseco in parte nel significato etimologico della parola stessa. Il nostro caso specifico ci porta a considerare il senso della parola stessa come:


    “il cambiamento della crisi in un valore, che lavora, per un estetica di rottura e rinnovamento”

    Se vogliamo concentrarci invece sul nostro ramo, il campo dell’architettura, possiamo trovare un esempio nella rivoluzione dettata dalla prospettiva, uno strumento a tutti gli effetti nuovo, che portò ad una idealizzazione di un mondo diverso, “pensato in prospettiva”. Arrivando a definire elementi decorativi e strutturali nel campo prospettico.

    La prospettiva, uno strumento rivoluzionario per il tempo, diventa quindi il tramite che porta al cambiamento concettuale tema ben noto nelle opere di Masaccio, Donatello e Brunelleschi, in particolare quest’ultimo arriva a reinterpretare l’ordine architettonico classico facendo da spartiacque per i suoi successori.

    Rimanendo sempre nel contesto architettonico, viaggiando attraverso i secoli, non possiamo non considerare Borromini come “ambasciatore di modernità” nell’opera di sant’Ivo alla sapienza infatti, vediamo come rispetto all’epoca brunelleschiana, l’opera si pone in antitesi per certi versi, con un modo di rappresentare lo spazio completamente differente. Fatto di linee e tecniche sinuose.

    Un’ulteriore periodo storico da analizzare è il mondo industriale che ha caratterizzato particolarmente la sfera architettonica, con l’avvento della produzione in serie, cominciano a nascere delle criticità industriali che portano a ripensare in parte la progettazione architettonica del tempo. uno dei pionieri fu proprio Walter Gropius con la scuola del Bauhaus.

    I progetti di Frank Ghery infine risultano decisamente più vicini ai giorni nostri caratterizzate quindi da strumentazioni e tecnologie decisamente più avanguardiste che permettono la realizzazione di opere particolarmente complesse.

    IL CONCETTO DI MODERNO IN ARCHITETTURA NEGLI ANNI

    Altri esempi in architettura:

    1. il progetto di Rem Koolhaas, di villa Lemonie, risoluzione di un problema concreto (quello di un padrone di casa portatore di Handicap), attraverso l’impiego di una pedana montacarichi che collega interamente la casa abbattendone le barriere architettoniche.
    2. il Museo di ebraico di Berlino, si contraddistingue per una progettazione architettonica particolarmente ricca di significati, che rende giustizia alla grande tragedia dell’olocausto.
    3. il progetto di Rural Studio, progettazione realizzata in un contesto rurale, che si differenzia per la realizzazione della struttura attraverso il riutilizzo di elementi riciclati, come i vetri dei parabrezza delle automobili.

    in altri campi si fa largo il tema della modernità in risposta al contesto di “crisi” ad esempio qui possiamo vedere una persona sordomuta che attraverso l’ausilio di una videochiamata riesce ad abbattere la barriera della comunicazione a distanza di seguito il link:

    http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Filmati/AnimazioniVarie/sordomutocrisi.mov

    il concetto di crisi e modernità su pellicola:

    il primo esempio è quello del gattopardo, dove un Italia post unitaria punta a rinnovarsi attraverso l’arrivo dei garibaldini, si assiste quindi ad un inevitabile cambio dei modi. Una citazione dal libro è la seguente: “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima“. Nel film The Artist invece assistiamo ad un momento di transizione tra il cinema muto e quello sonoro, con i due interpreti principali della pellicola che sono obbligati a rinnovarsi, per non perdere la fama acquisita con il cinema muto, che nel frattempo diventa anacronistico. La loro soluzione è una grande idea, la creazione del concetto di musical, irrealizzabile fino a quel momento poiché pur volendo i mezzi a disposizione non ne avrebbero permesso la realizzazione, cosi facendo riescono a reinventarsi.

    “Quando una cosa è moderna è moderna sempre”

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